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LA SOCIETA’ CIVILE LIBANESE CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
aljanub | 18 Aprile, 2008 19:10

Act against climate change”, era uno dei tanti messaggi riportati dagli striscioni che giorno 8 Dicembre 2007 centinaia di giovani libanesi hanno esposto durante la marcia lungo la corniche di Beirut, in occasione della ripresa dei negoziati post-Kyoto, per far sentire la propria voce contro il disimpegno del Mondo Arabo e del mondo intero rispetto alla drammatica e sempre più urgente problematica del riscaldamento del pianeta. Un giorno di musica, di scambio di idee, di protesta pacifica che ha coinvolto anche i piccoli Palestinesi provenienti dal campo profughi di Chatila. Un gruppo più ristretto di giovani, a partire dal mese di Ottobre, ha letteralmente invaso la città di striscioni blu, rappresentanti l’innalzamento delle acque marine, una delle molteplici devastanti conseguenze del cambiamento climatico. E mentre i politici cercavano, tra interessi e logiche di potere, di trovare un accordo per l’elezione del Presidente della Repubblica, le strade di Beirut si riempivano di colori, come a ricordare che la problematica ambientale, messa da parte durante 15 anni di guerra civile e aggravatasi durante il conflitto con Israele, non può attendere che la sedia presidenziale venga nuovamente occupata da qualcuno. L’iniziativa è parte di una campagna contro il cambiamento climatico lanciata nel mondo arabo dall’ONG libanese IndyAct – The League of Indipendent Activist. IndyAct nasce a seguito dei tragici eventi che hanno sconvolto la società Libanese nel mese di Giugno del 2006. Oltre l’impatto umano, politico, sociale, economico e psicologico dei trentaquattro giorni di conflitto vissuti dal paese, forte è stato l’impatto sull’ambiente, in particolare a seguito del bombardamento da parte Israeliana della centrale elettrica di Jiyeh, nel Sud Libano, a seguito del quale 15.000 tonnellate di petrolio sono andate disperse in mare, mentre altre 25.000 sono bruciate nell’area (complessivamente il disastro ha colpito pesantemente 100 km di costa libanese, 50 km di costa siriana, ma anche le acque più a nord del Mediterraneo,in particolare verso Turchia, Cipro e Grecia). Un gruppo di ambientalisti esperti, attivisti in differenti paesi del mondo, ha deciso di lavorare insieme in Libano per contrastare uno dei disastri ambientali più devastanti nella storia del Mediterraneo orientale. Il gruppo di attivisti indipendenti, l’Oil Spill Working Group, ha avuto un ruolo importante nel veicolare le informazioni relative i danni ambientali all’interno dei vari gruppi della società libanese, sensibilizzando in particolare i canali di informazione, le ONG locali e straniere e altri attori chiamati in causa dagli eventi. Durante il lavoro svolto, l’Oil Spill Working Group ha compreso il potenziale di attivismo esistente in molti cittadini libanesi, fino a quel momento rimasto inespresso; da qui è nata l’idea di creare una lega di attivisti indipendenti: IndyAct. Lo scopo di IndyAct è di permettere ad ogni suo componente di esprimere il proprio attivismo nel settore ambientale, sociale e culturale, all’interno di un quadro di riferimento comune con cui confrontarsi a livello globale. IndyAct non intende sviluppare una complessa struttura organizzativa, piuttosto mira a garantire che la passione dei suoi membri possa concretizzarsi in azioni capaci, nei limiti del possibile, di introdurre un cambiamento nell’ambiente circostante. IndyAct è formata dunque da attivisti indipendenti rivolti sempre alla concretezza, consapevoli della forza della non violenza, della solidarietà e dell’universalità del genere umano.

"Never doubt that a small group of thoughtful, committed citizens can change the world. Indeed, it is the only thing that ever has.", questo è il motto, preso a prestito dall’antropologa Americana Margaret Meade, che ispira costantemente i volontari dell’organizzazione e che forse…potrebbe tornare anche a noi utile!



Margherita Maniscalco

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