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I BAMBINI DI STRADA IN BRASILE
aljanub | 18 Aprile, 2008 18:41

Si sente parlare di bambini di strada in tutto il mondo, ma esistono differenti caratteristiche tra i paesi. Nei paesi industrializzati, bambini e adolescenti sono a volte così chiamati quando fuggono da casa, nella maggior parte dei casi spinti da conflitti familiari; in questi paesi il fenomeno non assume, dunque, una dimensione sociale.

Nei paesi in via di sviluppo, invece, esistono una molteplicità di fattori “di espulsione” tra loro intercorrelati, tra cui l’assenza di risorse economiche e di opportunità nei contesti d’appartenenza, così come la presenza della violenza nel proprio quotidiano.

Il termine “menino/a de rua” si riferisce a bambini e adolescenti che si trovano in una situazione di vulnerabilità sociale e/o personale e in tali condizioni sono esposti a diversi rischi quali: violenza fisica e sessuale, uso di droga, sfruttamento lavorativo, malnutrizione. Questi bambini possono ancora possedere dei legami con le proprie famiglie ma, data la fragilità delle stesse, trascorrono la maggior parte del loro tempo per strada. È dunque possibile distinguere tra i meninos de rua che vivono costantemente in strada rompendo i legami familiari o con altri adulti facenti le veci dei genitori, e i meninos na rua che trascorrono tutto il giorno lontani da casa per poter aiutare economicamente le proprie famiglie, senza che si sia verificata una completa rottura dei vincoli familiari.

 

Le cause del fenomeno sono da ricondursi a tre ordini di motivi tra loro interconnessi e consequenziali. La crisi della famiglia in primo luogo. I bambini vengono abbandonati dalle famiglie per motivi economici oppure sono loro stessi che decidono di abbandonare le proprie famiglie a causa di situazioni di disgregazione, violenza e problemi economici. Questo elemento è strettamente relazionato con gli alti livelli di povertà presenti nei paesi del Sud del Mondo, e all’urbanizzazione selvaggia attualmente in corso per la quale oggi il 60% della popolazione mondiale vive nelle città.

I bambini di strada sono dunque privi di appoggi psicologici e affettivi, senza istruzione o con alti tassi di diserzione dal sistema scolastico, dell’accesso ai servizi di salute, senza integrazione sociale. Soltanto l’1% dei bambini di strada riceve qualche aiuto per i propri bisogni primari.

In America Latina esistono alti livelli di partecipazione democratica, decentralizzazione dei servizi, rafforzamento della società civile. È proprio a livello locale a che si concentrano gli sforzi maggiori per affrontare tale problema. Nei quartieri e nelle strade vi sono quotidianamente ragazzi e adulti, professionisti e non, che si impegnano, col fine di offrire agli esclusi una prospettiva di emancipazione sociale: l’aiuto, l’appoggio, l’informazione, l’istruzione. Che siano chiamati operatori sociali, educatori o animatori di strada o ancora lavoratori di prossimità, ciò che li accomuna è il loro impegno regolare per il miglioramento delle condizioni di vita di bambini e giovani vittime delle disuguaglianze sociali.

Nessuno può negare che in Brasile vi sia una grande quantità di bambini di strada. Il lavoro intensivo di questi ultimi 20 anni, dall’approvazione dell’Estatuto da Criança (la legge brasiliana per l’infanzia e l’adolescenza considerata dall’UNICEF come la normativa più avanzata al mondo in tema di protezione dell’infanzia) ad oggi, ha condotto dei risultati ma è ancora lontana la risoluzione del problema. Tuttavia passi in avanti sono stati fatti, in primo luogo per l’attenzione posta al problema e per i risultati legislativi ottenuti . La congiuntura che vivono oggi paesi come il Guatemala o il Messico è molto simile a quella vissuta dal Brasile negli anni ’90. Pertanto, si può utilizzare l’esperienza brasiliana per apprendere sia dai suoi esiti positivi che dalle sue debolezze e per sfatare molti luoghi comuni legati al tema dei bambini di strada. E anche se alcune di queste lezioni sono molto difficili da apprendere, fanno comunque parte della realtà di questo complesso paese. I bambini di strada non muoiono di fame. Sofferenza è comunemente sinonimo di fame, e i discorsi riguardo ai bambini di strada si basano spesso su questa correlazione. Sennonché, degli studi realizzati con molta attenzione, mostrano che i ristoranti, i venditori ambulanti, i negozi e coloro che fanno l’elemosina, forniscono delle risorse ai bambini di strada. Essi non mangiano bene, e la nutrizione non è quella adeguata alla loro crescita e al loro sviluppo, tuttavia non muoiono di fame. I bambini di strada muoiono per il consumo di droga, muoiono in mezzo alle sparatorie tra le gang o assassinati dalla polizia, vittime della violenza e delle aggressioni dell’ambiente sociale in cui si trovano. Per questo, i programmi che si realizzano per la strada sono destinati e indirizzati a risolvere situazioni di conflitto, violenza, dipendenza dalla droga, assenza di diritti umani, etc.

Rinserire un bambino nella sua famiglia è più facile che portarlo in un istituto/dormitorio/albergo. I programmi generalmente funzionano così: gli educatori della strada suscitano fiducia nel bambino, essenzialmente mediante un processo ludico (giochi, calcio, musica). Dopo un certo periodo presentano il progetto al bambino: l’edificio, i tamburi, il campo di calcio, o altro. L’idea è quella di far sorgere il desiderio di provare altre cose, che si abbia un’esperienza più interessante della strada. Dopo aver suscitato questi nuovi desideri, l’educatore dice: "Però per partecipare, tu devi vivere con la tua famiglia..." e allora, il lavoro di reintegrazione familiare comincia. Il bambino si reca presso la propria casa con degli educatori, e tutti lavorano insieme per capire perchè il bambino era scappato e che dei progetti di soluzione si possono intraprendere per far fronte alla vita della famiglia e del bambino stesso. E’ chiaro, come si può intuire, che non tutte le famiglie sono in grado di integrare il bambino in un processo di recupero. Sia per la violenza, l’estrema povertà o l’esposizione alla droga, le famiglie non possono offrire l’ambiente che è necessario. Allora ci si appella ad una zia, ad un nonno, o ad un cognato – qualcuno con un legame familiare – presso cui il bambino possa vivere ad essere accolto.

Se questa ultima soluzione non è possibile, allora si ricorre agli alberghi e alla case che si sono create a questo fine. Tuttavia ciò avviene unicamente come soluzione estrema. Finalmente, quando il bambino ha già dove vivere, allora frequenterà ogni giorno al programma per giocare e apprendere. In questi casi, gli educatori, gli addetti ai servizi sociali e gli psicologi, continuano a seguire la famiglia con visite regolari.

Le reti locali sono importantissime. Le città che presentano i migliori risultati sul recupero dei bambini di strada come Goiânia, Belo Horizonte, Salvador, hanno una rete sociale forte formata delle organizzazioni non governative che lavorano con bambini e adolescenti. La solidarietà che comporta la conformazione della rete, può far pressione sul governo o sulla polizia di fronte a situazioni che esigono maggior rispetto e lavoro a favore dei diritti umani. Il governo ha un ruolo importante. Sulla base dell’ECA, lo Stato brasiliano si assume la responsabilità del benessere del minore abbandonato, senza famiglia e senza un tetto.

Esistono numerosi convenzioni e contratti con le ONG in base a cui il governo accorda dei finanziamenti all’organizzazione per rendere un servizio che può essere di educazione in strada, reintegrazione familiare, etc. Molte ONG brasiliane ottengono il finanziamento e in tal modo riescono a lavorare. Tuttavia, non vengono meno dei rischi nel lavorare in stretta relazione con il governo. Alcune ONG, per esempio, si legano con un forte vincolo ad un partito politico, quello che gli garantisce la possibilità di acquisire maggiori risorse. Ma, come avviene solitamente nel mondo della politica, quando vi è un cambio al potere, le ONG sono coinvolte alla stessa maniera, con grandi perdite per lo sviluppo del loro lavoro.

La cultura come strumento di riscatto. I programmi con esiti migliori si servono nel loro lavoro di alcune delle tradizioni della cultura locale, di storie, di musica, di arte pittorica, dell’arte del riciclaggio; ovvero hanno tenuto in conto la cultura locale per il riscatto di valori, per suscitare l’orgoglio per la propria identità e per sognare un futuro migliore per i bambini.

L’esperienza del Brasile insegna come supporre che il riconoscimento formale da parte dello Stato concluda la lotta per l’affermazione dei diritti di cittadinanza è un equivoco che sottovaluta l’azione della società civile sia nella politica sia nel vivere quotidiano. Ancora oggi i meninos de rua sono considerati pericolosi per la società perché rubano, assaltano i turisti, ostacolano il commercio, si organizzano in gruppi. La società è in genere contro di loro, li vede come un pericolo a allora si organizza autonomamente per contrastarli e reprimerli. Allora in questo paese occorre ridare priorità alla costruzione di nuovi spazi pubblici e nuove forme di socializzazione. È necessario riconoscere che l’infanzia è al centro di una specifica rete sociale di relazioni, legami e significati ed è dentro tale rete che nascono i problemi che colpiscono i bambini; solo operando sulle relazioni della rete che si possono trovare soluzioni che vedano il bambino non solo come portatore di bisogni ma anche di risorse. Le politiche devono privilegiare il sorgere di una solidarietà locale; devono basarsi sul rafforzamento dei legami familiari che possano produrre relazioni stabili; devono puntare sulle istituzioni come la scuola in quanto attore importantissimo per lo sviluppo del bambino; devono aprire spazi di sensibilizzazione e promozione del protagonismo giovanile.



Marisa Lo Verde

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